OTTICO DEL MESE

 
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OTTICO DEL MESE22 January 2019

Vito Giovanniello di Studio Ottico Airasca

Com’è cominciata la tua avventura nel mondo dell’ottica? Ho sempre avuto un’attrazione per questo mondo, anche senza essere “figlio d’arte”, fin da bambino; e in un momento della mia vita ho deciso che sarebbe stato il mio interesse professionale.

Tre parole per definire la tua attività. Soluzioni e servizi innovativi nella visione. 

Chi sei fuori da Ottica Airasca? Mi dedico, quando sono libero da impegni lavorativi e da corsi di aggiornamento e formazione a cui ho sempre dedicato molta attenzione, a delle belle escursioni sui percorsi delle nostre valli “olimpiche” in compagnia di mia moglie e amici.

Il bello del tuo lavoro. Sapere di poter essere utile agli altri.

Il tuo ricordo più bello. Ho vari ricordi legati a casi di persone economicamente “fragili” e fornendo a loro i miei servizi e prodotti in “chiave solidale” li ho resi contenti.

Cosa cambieresti? Meno burocrazia e maggior riconoscimento della figura professionale, come in vari paesi europei.

Il cliente peggiore? I soggetti che pur consapevoli delle riduzioni qualitative della loro visione, “rifiutano” i mezzi di compensazione come occhiali o lenti a contatto.

Raccontaci della tua famiglia. La mia famiglia è composta da mia moglie e tre figli. I primi due hanno altri interessi. L’ultimo vedremo, ha un’età abbastanza giovane, quindi vedremo se casomai seguirà le mie orme, ma non è detto. Io stesso non sono figlio d’arte.

Saresti contento se lo facesse? In questo ambito così com’è attualmente no, per i motivi di cui ho già parlato. In un altro scenario, magari di tipo anglosassone, che in Italia non so se si verificherà mai, si. Però al momento attuale vedo il laureato in ottica e optometria molto limitato come figura professionale. Naturalmente è una mia opinione personale.

I tuoi hobby? Nel mio tempo libero, come dicevo prima, quando posso cerco di sganciarmi e fare delle belle passeggiate in silenzio nei boschi in montagna.

Un sogno nel cassetto? In ambito lavorativo sicuramente vorrei vedere riconosciuta la figura dell’ottico optometrista o contattologo con le sue competenze, che chiaramente non sono quelle di seguire le patologie dirette o indirette, ma tutt’altro. Quindi mi piacerebbe vedere una maggiore dignità attribuita a questa figura professionale, anche nell’immaginario collettivo della popolazione. Dovrebbe esserci un riconoscimento più immediato.

Invece fuori dal lavoro, magari avere una valvola di sfogo a livello residenziale dove andare, tipo in montagna. Una bella baita in montagna, dove poter stare in silenzio e recuperare le energie mentali.