OTTICO DEL MESE

 
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OTTICO DEL MESE24 April 2019

Filippo Bellia di Ottica Balsamo

Com’è cominciata la tua avventura nel mondo dell’ottica? È iniziata nel 1976. All’inizio lavoravo nell’ambito delle lenti a contatto come tecnico. Dopo aver completato tutto l’iter, nel 1982 sono diventato ottico e nell’83 ho aperto il mio negozio. Nel tempo ho avviato circa venti strutture che sono poi state cedute. Attualmente gestisco solo Ottica Balsamo e fornisco consulenze ad altri colleghi. Nel ’90 sono diventato optometrista, e col passare degli anni ho ampliato sempre di più le mie conoscenze che spaziano dalla postura alla naturopatia, alla kinesiologia. Adesso sono anche docente di contattologia teorica e clinica, ho avviato dei corsi su postura e visione. Insomma, non è facile riassumere la mia professione!

Tre parole per definire la tua attività. Benessere in vista.

Chi sei fuori da Ottica Balsamo? Beh ho due grandi passioni, la moto e il pendolare, che sarebbe il deltaplano a motore.

Passo gran parte del tempo a fare ricerca, mi confronto con la comunità scientifica, faccio consulenze con professionisti del benessere. Conduco una vita molto salutare, sono tendenzialmente vegano e ho una figlia di 16 anni.

Il bello del tuo lavoro. Che mi permette di scoprire sempre cose nuove, soprattutto nell’ambito della ricerca: focalizzo il problema del cliente ed elaboro progetti specifici e personalizzati per ognuno.

Il tuo ricordo più bello. La nascita di mia figlia. Al secondo posto l’acquisto della mia prima moto.

In ambito lavorativo, invece, l’aver risolto vari casi arrivati da tutta Italia, dalla Sicilia, dalla Calabria, trovando una soluzione non solo visiva ai loro problemi. Lavorando anche sulla parte bioenergetica della persona e creando dei progetti personalizzati si possono risolvere anche problemi di tensione. La visione ha un ruolo importante sul profilo muscolo-scheletrico.

Mi sento un architetto della persona.

Cosa cambieresti? Avrei mantenuto un contratto da dipendente, per questioni di copertura pensionistica. Mi sarebbe piaciuto fare un part-time per avere comunque del tempo per la libera professione.

Il cliente peggiore? Quello che ti fa correre, ti fa preparare tutto, per poi chiedere di pagare un po’ per volta, con una serie di assegni.

Raccontaci della tua famiglia. Mia figlia ha 16 anni, sta studiando moda, campo diverso ma in un certo senso affine. Non le consiglierei di lavorare con me. Oggi è un lavoro per cui serve troppo sacrificio.

Un sogno nel cassetto? Diventare nonno!