INTERVISTA DEL MESE

Come è cominciata la tua avventura nel mondo dell’ottica ?

Nasco a Genova in una famiglia di ottici optometristi, circondata da occhiali, lenti e discorsi pionieristici sulle lenti progressive, fin dall’infanzia.

La frequentazione del negozio e, poi, del corso di Ottica mi hanno regalato un bagaglio di conoscenze che si sono rivelate fondamentali per il lavoro di progettazione.

Ho avuto le idee chiare da subito sul mio futuro: non sarebbe stato dietro a un banco a vendere occhiali, né nello studio optometrico. Un piccolo dubbio mi è sorto quando ho sentito di essere attratta per la contattologia, ma la passione per la progettazione e per l’estetica hanno vinto.

Dopo la partecipazione ad uno stage di “progettazione e prototipazione di montature” presso il Centre Création Essilor a Parigi, ho ufficialmente iniziato la mia carriera incominciata, come tutte le carriere che si rispettino, dalla gavetta e dalla frequentazione delle fabbriche di produzione di occhialeria in Cadore.

Tre parole per definire la tua attività

Osservazione, interpretazione, sintesi.

Come interpreti e traduci nella tuo lavoro il Vero “Made in Italy” e l’amore del “lavoro ben fatto” ?

Il Made in Italy non è un certificato di origine; non basta avere la residenza in Italia per fare un prodotto che ne contenga i valori.

Il Made in Italy, a differenza del “made in” del resto del mondo, è un condensato di storia, valori estetici e soprattutto etici; contiene i valori dei territori italiani, il genius loci; deriva dal concetto di bellezza ed etica degli Etruschi, attraversa la storia dei Romani, il Medioevo e soprattutto il Rinascimento. Per questo motivo per fare del “buon” Made in Italy bisogna studiare, essere consapevoli e responsabili di tutti questi valori, innovare partendo da una tradizione unica al mondo e valorizzare il contributo umano che concorre all’idea e al “ben fatto” come protagonista assoluto.

Il vero Made in Italy è, prima di ogni altra cosa, rispetto.

Il tuo ricordo più bello

Il mio lavoro mi ha abituato a poderosi salti nel futuro. Ricordi ne ho tanti, belli, brutti…ma non ci penso quasi mai.

Un sogno nel cassetto?

I sogni tenuti nei cassetti fanno la muffa. Il cassetto dei sogni non ce l’ho proprio.

Si può pensare che il mio lavoro sia basato sull’immaginazione, l’ispirazione, la creatività pura, eccetera, in realtà è molto concreto. Sono una designer interpretativa, ho bisogno di ascoltare le necessità e le idee dei miei clienti per mettere la loro anima nel prodotto.

E’ un lavoro di sintesi fra competenza tecnica, capacità progettuale, estetica e linguaggio del colore. E capacità di ascolto.

Niente a che fare con i sogni, dunque. E poi soffro d’insonnia.

Viva l’Italia, viva il Made in Italy.